CALDAIA

Questa caldaia in bronzo, proveniente dalla Casa del Rilievo di Telefo, rappresenta una straordinaria testimonianza delle tecniche di cottura nell’universo gastronomico romano.

Viste le ridotte dimensioni della bocca, questa caldaia doveva essere probabilmente utilizzata per avere sempre a disposizione una fornitura di acqua bollente, indispensabile nei vari usi in cucina.

L’orlo del contenitore è lavorato in modo da poter accogliere un coperchio, dotato di un piccolo foro per la fuoriuscita del vapore. Quest’ultimo era fissato al recipiente tramite una cerniera in ferro, assicurando stabilità e sicurezza durante l’uso. L’assenza di anse indica che la caldaia fosse concepita per un impiego fisso o semifisso, probabilmente collocata all’interno di un fornello cilindrico.

Nella cucina romana, le caldaie erano comunemente impiegate per la preparazione di zuppe, stufati e bolliti, piatti fondamentali per il sostentamento quotidiano. Le loro ampie dimensioni permettevano di cucinare grandi quantità di cibo, soddisfacendo così le necessità di famiglie numerose.

La bollitura, già diffusa nella tradizione greca, divenne una tecnica predominante anche nel mondo romano. Oltre a esaltare il sapore degli alimenti, ne migliorava la digeribilità e contribuiva alla loro conservazione, un aspetto cruciale in un’epoca priva di sistemi di refrigerazione. In particolare, i tagli di carne più duri e fibrosi richiedevano lunghe cotture per diventare commestibili, rendendo l’uso delle caldaie indispensabile per ottenere il miglior risultato.

SERBATOIO IN PIOMBO

Ritrovato presso la Casa dell’Atrio a Mosaico, questo oggetto (in latino cista) è un prodotto artigianale molto curato, emblema della raffinatezza e della perizia tecnica dell’epoca. La cista era probabilmente destinata alla conservazione dell’acqua nelle abitazioni.

La decorazione si sviluppa su otto fasce con motivi geometrici, conchiglie e medaglioni raffiguranti divinità e animali simbolici. Tra le immagini più significative spiccano uno scultore accanto a una statua di Minerva, un toro con Nike, Giove con la sua aquila, Diana con l’arco e un cavaliere in battaglia.

Generalmente, queste ciste erano collocate in punti strategici della casa, come atri e cortili, per raccogliere e conservare l’acqua. Questo esemplare è stato rinvenuto nella Casa dell’Atrio a Mosaico, nei pressi della cucina, dove era necessario disporre sempre di acqua.

La produzione di queste ciste, o almeno una parte significativa di esse, è attribuita all’incisore L. Clodius Hilarus, vissuto al tempo dell’imperatore Augusto. Questi manufatti sono documentati quasi esclusivamente nell’area vesuviana, in particolare a Pompei, suggerendo l’esistenza di una specifica produzione locale. Ad oggi, se ne conoscono circa una cinquantina di esemplari, conservati tra Pompei, Ercolano e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.