
La prima colazione nell’antica Roma, lo ientaculum, era un momento semplice della quotidianità, ma tutt’altro che privo di significato. Si consumava nelle prime ore del mattino, spesso in piedi o seduti in modo informale, prima dell’inizio delle attività quotidiane.
Tra gli alimenti più comuni figuravano pane, fichi, olive e farro, accompagnati da acqua o vino leggero. Eppure, anche in questo contesto essenziale, oggetti e gesti raccontano molto più di quanto possa apparire a prima vista.
Il pasto prendeva forma attorno a contenitori d’uso quotidiano, come un piatto (1) in ceramica dalla vasca bassa e l’orlo arrotondato, semplice ma funzionale, adatto a porzioni generose. Nell’esemplare qui esposto vediamo adagiati al cui interno dei semi di farro (2 – Triticum dicoccum), cereale base della dieta romana, ritrovati al piano superiore di una casa non meglio precisata sul Decumano massimo.
Accanto ad essi, si osservano bicchieri (3), coppe e coppette in ceramica. Particolarmente degna di nota è una coppetta (4) decorata con un motivo a spina di pesce realizzato a rotellatura, segno di una cura estetica riservata anche agli oggetti più umili. Una coppa (5) emisferica con vernice arancione scuro richiama invece forme tipiche dell’età tardo-repubblicana e giulio-claudia, a testimonianza della continuità dei modelli nel tempo.
Due brocche (6 – 7) in ceramica, usate per versare liquidi come acqua, vino o latte, mostrano differenze stilistiche marcate. La prima (6), di fattura più semplice, riprende modelli metallici, evidenziando una continuità tra materiali e forme.
La seconda (7), dotata di due anse, è impreziosita da un fallo in rilievo applicato su entrambi i lati del collo: un chiaro riferimento al dio Priapo, simbolo di fertilità e protezione. Questa decorazione conferiva all’oggetto una valenza apotropaica, perfettamente in linea con le credenze e le pratiche del mondo domestico romano.
Tra gli oggetti più raffinati si distingue una bottiglia in vetro soffiato (8), probabilmente destinata a contenere liquidi pregiati. Insieme a una patera (9) in bronzo, suggerisce che anche la colazione potesse essere accompagnata da gesti eleganti. La patera, con le sue linee incise e il fondo decorato, non era necessariamente destinata a usi rituali: studi recenti la interpretano sempre più spesso come oggetto d’uso domestico, forse impiegato per lavarsi le mani o per accogliere gli ospiti con un gesto di cura e ospitalità.
Accanto agli oggetti, i resti organici ci riportano direttamente alla tavola di Ercolano, offrendo testimonianze preziose sugli alimenti consumati durante questa fase della giornata.
Oltre al farro (Triticum dicoccum), vediamo esposti fichi secchi (10 – Ficus carica), probabilmente essiccati già in antico. Questi frutti, scoperti al piano superiore di una casa sul Decumano Massimo insieme ad altre derrate, rappresentano alimenti comuni, energetici e di facile conservazione.
Infine, i noccioli di oliva (11 – Olea europaea), ritrovati nella Casa di Nettuno e Anfitrite, attestano la presenza delle olive: alimento sapido, ricco di significati simbolici e profondamente radicato nella cultura alimentare del Mediterraneo.
