
Nelle cucine degli abitanti dell’antica Ercolano, come in quelle moderne, era la funzionalità a determinare la disposizione e l’impiego del vasellame. I recipienti si distinguevano in base alla loro funzione specifica: conservazione, cottura o servizio da mensa.
Questa vetrina espone una ricca e suggestiva selezione di reperti, capaci di raccontare le pratiche alimentari, le tecnologie artigianali e le abitudini quotidiane del mondo vesuviano, offrendo uno spaccato autentico e vivido della vita domestica.
Una olletta a due manici (1) proveniente dalla Casa dell’Atrio a Mosaico testimonia le pratiche di conservazione degli alimenti.
Dalla Casa del Mobilio Carbonizzato proviene un raffinato mortaio (2) in marmo con pestello, strumento indispensabile per la preparazione di salse e condimenti. Il piede è ornato da una decorazione incisa: un fiore a sei petali inscritto in un cerchio, con raggi che suddividono lo spazio in quadranti. Un motivo iconografico insolito per questa tipologia di oggetti, che rivela una cura estetica rara negli utensili d’uso quotidiano.
Un elegante secchio in bronzo (3), rinvenuto nella Casa dell’Alcova, si distingue per gli attacchi finemente decorati con maschere di erote incorniciate da palmette e protomi di anatra alle estremità del manico. Destinato al trasporto dell’acqua, dimostra come anche gli oggetti più funzionali potessero assumere un valore simbolico e ornamentale.
Di particolare rilievo è la casseruola in bronzo (4) proveniente dalla Casa dei Due Atri, emblema dell’artigianato vesuviano del I secolo d.C. Caratterizzata da un fondo ad anello decorato con cerchi concentrici, presenta un manico perlato e un bollo riconducibile all’officina di Publius Cipius Polybius, attiva tra il 65 e l’85 d.C. La sua funzione esatta è ancora oggetto di dibattito: forse destinata alla preparazione o alla presentazione di bevande, testimonia l’intersezione tra uso pratico e rappresentazione simbolica nella cultura materiale romana.
Al centro della vetrina, un gruppo di bottiglie e olle in vetro (5) provenienti dalla Casa del Sacello di Legno – rinvenute all’interno di una cassa lignea carbonizzata – documentano le pratiche di conservazione e trasporto di liquidi come olio e vino . Contenitori analoghi sono stati rinvenuti anche a Pompei e Boscoreale, a conferma della loro ampia diffusione nell’area vesuviana.


Dalla Casa dell’Erma di Bronzo e dalla Casa a Graticcio provengono una pentola (6) e un tegame (7) in ceramica, utilizzati per la cottura dei cibi. Al loro interno sono stati collocati cereali e legumi: i ceci (Cicer arietinum), unico esempio noto di questa specie in tutto il territorio vesuviano, i piselli (Pisum sativum), le lenticchie (Lens culinaris), le cicerchie (Lathyrus sativus) e le vecciole (Vicia ervilia), mescolati con il farro (Triticum dicoccum) e l’orzo (Hordeum vulgare), a ricostruire idealmente la composizione di zuppe miste di cereali e legumi, uno dei piatti più diffusi, nutrienti e apprezzati della cucina romana, consumate e vendute proprio come i mix di cereali e legumi che troviamo oggi sugli scaffali dei nostri supermercati.
Completano il quadro nove cipolle carbonizzate (8), alimento largamente diffuso, come l’aglio, soprattutto tra le classi popolari.
L’esposizione comprende anche un ulteriore orcio in ceramica (9), con labbro estroflesso e due anse scanalate, identificato nella maggior parte dei casi come urceus, (contenitore per la conservazione della frutta) la cui funzione è stata ricostruita anche grazie a fonti iconografiche.
Dalla Casa della Stoffa proviene un bacile emisferico in bronzo (10), ornato con protomi di serpente sulle anse e cerchi concentrici incisi sul fondo. Tali recipienti potevano essere impiegati per abluzioni rituali prima del banchetto o come contenitori per frutta.
Un piccolo boccale in bronzo (11), rinvenuto con grano al suo interno, suggerisce l’utilizzo di simili contenitori come misure volumetriche. L’ansa ad anello e il poggiapollice a forma di foglia ne facilitavano la presa e la maneggevolezza.
