L’oggetto che troneggia al centro della sala è una meridiana. È realizzata in un unico blocco di marmo, all’interno del quale è stato ricavato un quadrante a forma di tronco di cono. La superficie è incisa con tre archi concentrici e undici linee radiali, che suddividono così il quadrante in dodici settori orari. La base allargata del blocco garantiva la stabilità dell’oggetto. Nella parte superiore del quadrante si distingue ancora l’incavo in cui era fissato lo gnomone, una sottile asta di bronzo che sovrastava il cono e la cui ombra proiettata permetteva di indicare l’ora.
La meridiana era lo strumento più utilizzato per misurare il tempo grazie al sole, suddividendo ogni giornata in dodici ore dall’alba al tramonto (e altrettante ore per la notte). Diversi modelli sono stati rinvenuti negli scavi di domus e ville della Campania. Tutte le tipologie sono descritte da Vitruvio nel suo trattato De Architectura, in cui ne attribuisce l’invenzione a studiosi greci o caldei vissuti tra il IV e il III secolo a.C. Questi strumenti si diffusero rapidamente nel mondo romano, diventando molto comuni già dal I secolo a.C.
Tali oggetti ornavano le piazze pubbliche, si trovavano anche nei pressi delle terme, dei templi, del foro o nei giardini delle grandi dimore private. Questo esemplare proviene dalla Casa dell’Atrio a Mosaico, una sontuosa residenza affacciata sulla spiaggia. Realizzato in marmo, era un oggetto di un certo lusso. Più che un semplice strumento funzionale, contribuiva a impreziosire il giardino, scenario verde e gioioso di banchetti primaverili ed estivi.
