
In questa vetrina sono esposti oggetti d’uso quotidiano legati alle transazioni commerciali, che ben avremmo potuto incontrare passeggiando tra le strade dell’antica Ercolano, tra botteghe artigiane e rivendite di cibi e bevande calde.
Particolarmente rilevanti sono le 2 stadere in bronzo (bilance), provenienti rispettivamente dalla Casa dell’Alcova (1) e da una delle botteghe affacciate sul Decumano Massimo (2).
Due pesi (aequipondia) si distinguono per l’eleganza della loro decorazione: il primo raffigura una sfinge/sirena (1), parte della stadera proveniente dalla Casa dell’Alcova. Si tratta di una figura mitologica dal volto dai marcati tratti femminili, con corpo di rapace e ali finemente cesellate, ispirata a raffinati modelli dell’arte magnogreca di età classica.

L’altro peso (3), proveniente dalla Casa del Bel Cortile, rappresenta una testa maschile giovanile dai tratti idealizzati, con lo sguardo reso vivace da sottili lamine d’argento applicate sulle cornee. Il volto è incorniciato da una benda le cui estremità terminano a ricciolo e da una delicata corona d’edera appena accennata. Completa il manufatto una catenella, munita a un’estremità di un gancio a forma di uncino e, all’altra, di una placchetta sagomata con due occhielli.

Questi pesi erano strumenti fondamentali per commercianti e artigiani, utilizzati per pesare merci e carichi anche di notevole entità, garantendo equità nelle transazioni.
Sulla sinistra sono invece esposte monete in bronzo (4), ben conservate e leggibili: tre con l’effigie dell’imperatore Vespasiano e due con quella del figlio e successore Tito, imperatore al momento dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
Di forte impatto visivo e simbolico è un gruppo di monete in bronzo e argento fuse (5) tra loro dal calore estremo generato dai flussi piroclastici: l’ammasso ha mantenuto la forma del cestino di vimini in cui erano contenute, di cui restano impronte visibili sul fondo. Il cestino è stato rinvenuto sull’antica spiaggia della città, accanto agli scheletri di coloro che cercavano disperatamente di mettersi in salvo via mare.
Di grande suggestione è un portamonete (6 – locellus) appartenuto anch’esso a uno dei fuggiaschi della spiaggia. Realizzato in legno, bronzo e argento, presenta un coperchio scorrevole rivestito in bronzo, con una placchetta che probabilmente alloggiava una barretta o un pomello per l’apertura. I lati lunghi e il fondo sono ornati con una lamina d’argento incisa a motivo vegetale. All’interno erano conservate due monete: un sesterzio di Vespasiano e un denario in argento.
