Protagonisti di questo angolo espositivo sono i reperti organici carbonizzati, testimoni preziosi della dieta quotidiana degli antichi Ercolanesi. Tra i resti vegetali si distinguono in particolare ingenti quantità di legumi come piselli (1 – Pisum sativum) e favino (2 – Vicia faba var. minor), quest’ultimo rinvenuto presso la Casa del Tramezzo di Legno. Dalla Casa a Graticcio provengono invece pinoli e frammenti di pigne di pino domestico (3 – Pinus pinea), a cui si affiancano resti di olive (4 – Olea europaea), tutti alimenti che confermano la varietà e la stagionalità dei prodotti consumati.

Completano il quadro cipolle (5 – Allium cepa) e susine (6 – Prunus domestica), provenienti da contesti suburbani e di provenienza incerta. Alcuni di questi sono disposti all’interno di una piccola coppa, a sottolinearne l’uso domestico. Tutti questi ingredienti, comuni e facilmente reperibili, erano ampiamente utilizzati nella cucina romana, specialmente dalle classi meno abbienti.

Un reperto particolarmente singolare è rappresentato da una Tonna galea (7), grande gasteropode del Mediterraneo, noto anche per la bellezza del suo guscio. Pur essendo commestibile, nell’antichità veniva spesso raccolto per fini pratici ed estetici: il guscio veniva infatti riutilizzato come contenitore per liquidi, per il travaso dell’olio o persino come lucerna.

Accanto a essa sono esposte telline (8), ostriche (9) e patelle (10), piccoli molluschi marini che arricchivano la dieta degli Ercolanesi con le loro proteine e il gusto sapido, testimoniando l’importanza delle risorse costiere nell’alimentazione quotidiana.

L’esposizione si completa con due olle (11 – 12) contenenti materiali oggetto di analisi chimiche per una loro identificazione, una pentola (13) e un orcio a due anse (14).

Esposti nella vetrina adiacente, alcuni oggetti si distinguono per particolari caratteristiche di forma e funzione. Di notevole interesse è una coppa (15), provvista di un lungo manico cilindrico a rocchetto, posizionato appena sopra la carena e messo in evidenza da una profonda scanalatura. La sua somiglianza con un esemplare in ceramica comune rinvenuto a Roma, interpretato come mestolo, ne consente una datazione alla seconda metà del I secolo d.C.

Completano l’esposizione alcuni strumenti impiegati nella preparazione degli alimenti, tra cui mortai in marmo (16) e in terracotta (17), essenziali per la frantumazione e la miscelazione di salse e condimenti. È inoltre presente un infundibulum (18), un imbuto utilizzato per il travaso dei liquidi, un accessorio tanto semplice quanto indispensabile nelle cucine romane.