Rinvenuta nel 1961 nell’ammezzato della Bottega n. 1 del Decumano Massimo di Ercolano, questa cassa in legno, lunga circa un metro, è una preziosa testimonianza delle pratiche di conservazione alimentare nel I secolo d.C. La sua struttura, caratterizzata da giunti a incastro e una chiusura a placca quadrata, riflette la funzionalità e la semplicità costruttiva tipiche dell’epoca.

Al suo interno sono stati ritrovati numerosi resti organici carbonizzati, originariamente contenuti in sacchetti di tela, tra cui fichi, mandorle (Prunus dulcis), cipolle, noccioli di olive (Olea europaea), datteri, galle di quercia, semi di miglio (Panicum miliaceum), piselli, farro, pinoli, pigne e favino (Vicia faba var. minor).

Il farro veniva macinato per ottenere la farina necessaria alla preparazione della puls, una sorta di polenta, o del pane. Le olive erano consumate fresche o in salamoia, mentre l’olio da esse ricavato serviva sia in cucina che per l’illuminazione domestica. Legumi, come piselli (Pisum sativum) e favino, erano ingredienti essenziali per zuppe e minestre. I fichi (Ficus carica), molto apprezzati dai Romani, venivano essiccati interi, come quelli esposti in questa vetrina, o aperti e uniti a formare una sorta di figura a otto. Tra le varianti di fichi più note ed apprezzate era proprio il fico di Ercolano, menzionato sia da Plinio il Vecchio che da Catone. Inoltre, essendo ricchi di zuccheri naturali, i fichi, come i datteri (Phoenix dactylifera), erano utilizzati per dolcificare focacce e dolci rustici, mentre le cipolle (Allium cepa), usate come condimento o alimento, erano molto apprezzate anche per le loro proprietà benefiche.

Il ritrovamento della cassa al piano superiore della Bottega, carbonizzata e sollevata dal pavimento dall’onda d’urto del flusso piroclastico, suggerisce che il cibo fosse spesso custodito ai piani alti per proteggerlo dall’umidità. L’ammezzato, probabilmente adibito a dispensa, doveva essere accessibile attraverso un’ampia finestra che lo collegava direttamente agli ambienti abitati dal proprietario.

Oltre ad offrire uno spaccato sulla vita quotidiana a Ercolano attraverso le abitudini alimentari dei suoi abitanti, questa scoperta chiarisce anche le strategie di conservazione delle risorse alimentari, attraverso l’utilizzo di rimedi semplici, ma assolutamente efficaci.